…Renoir è sempre Renoir.

Pierre-Auguste Renoir, "Le poirier d'Angleterre", 1870, olio su tela, H. 0.665 ; L. 0.815 m. , Parigi, Museo d'Orsay.

Pierre-Auguste Renoir, “Le poirier d’Angleterre”, 1870, olio su tela, H. 0.665 ; L. 0.815 m. , Parigi, Museo d’Orsay.

Era da un po’ che cercavo di trovare un buon motivo per tornare alla GAM di Torino. Sì perché anche chi macina migliaia di chilometri per raggiungere una mostra, qualche volta, può avere una certa riluttanza nell’affrontare tre fermate di metrò.

Approfittando di una giornata uggiosa e dell’impossibilità di entrare alla proiezione di Grand Piano, film di Eugenio Mira, a causa del tutto esaurito, il Cirio ed io abbiamo deciso di ripiegare su qualche altra attività in grado di farci evadere dal grigiore cittadino.  In programma alla galleria civica d’arte moderna e contemporanea la mostra “Renoir. Dalle Collezioni del Musée d’Orsay e dell’Orangerie” e dal cinema Reposi a via Magenta non ci sono che un paio di fermate. Ecco arrivata l’occasione per tornare alla GAM! Da torinesi annoiati e da giovani appassionati abbiamo deciso di raggiungere la mostra.

Renoir e sempre Renoir. Non si può che rimanere inebetiti davanti ai suoi bianchi vibranti alle sue forme sinuose, ai suoi prati ventosi ed alle sue voluttuose Gabrielle. Appena entrati ci siamo detti fortunati, davanti a noi solo tre o quattro persone in coda per il biglietto. Qualche istante più tardi, non appena arrivati alla cassa l’impiegata ci ha chiesto se avessimo riduzioni. All’inizio ho risposto di no poi Paolo, che si è laureato ed ha vissuto a Parigi per diverso tempo (illuso!), ha avuto la folle idea di chiedere se, in quanto laureati in discipline artistiche e studiosi di arte, cinema e teatro, avessimo una qualche riduzione. -Sia mai che in Italia ci sia qualche agevolazione per chi vuol evitare di far anchilosare i suoi studi universitari.- Ovviamente no, però siamo riusciti ad ottenere uno sconto spulciando l’elenco delle convenzioni. Dai, indovina. La risposta? Be’… la tessera Ikea Family. Sì, esatto, mostrando la tessera, la riduzione coinvolge entrambi i visitatori. Va be’ godiamo e soprassediamo.

Dopo aver salito lo scalone che porta al primo piano, dal vetro che segna l’inizio della mostra, ecco apparire un centinaio di capolini sconsolati che, passo dopo passo, avanzavano verso il muro del pianto. Tapini  ci siamo “accomodati” in coda aspettando il nostro turno. D’un tratto un’impiegata ha chiesto al “serpente umano” di fare spazio e vedendo alcuni visitatori disabili, costretti sulla sedia a rotelle, immediatamente si è creato un varco tra la folla e poi… e poi l’impiegata, scostando i disabili, ha fatto passare un numerosissimo gruppo di “turisti organizzati” preceduti dal loro dotto cicerone. No? Eh…sì. D’ogni modo, dopo un po’ (credo dopo un bel po’ visto che la ragazza in coda davanti a noi ha chiesto ad un addetto alla sorveglianza se sulle tazzine del caffè del museo ci fossero le riproduzioni dei dipinti di Renoir, nel caso si fosse arresa al tedio) siamo riusciti a varcare la soglia d’ingresso. Appena entrati, ci siamo resi conto di essere capitati in mezzo ad una bolgia infernale. L’unico modo per intravedere i quadri era sgomitare e farsi largo cercando di sembrare tronfi e minacciosi (come alcune specie di animali durante il corteggiamento) o piccoli piccoli per poter sgusciare tra i corpi ed i cappotti dei “guardoni” della prima fila. Detto questo, ciò che si poté vedere, tra le “sagome scure degli avversari” e gli abbaglianti riflessi prodotti dai faretti mal orientati, fu una collezione suggestiva, sebbene concordemente mal installata. Appesi ai muri: dal mio amato “Pero d’Inghilterra” , ai balli di campagna e di città, dalla piccola “Giovane donna con veletta” alle sensualissime “Bagnanti”, dai grandi nudi femminili ai colorati mazzi di fiori recisi.  Il trionfo della luce e del sentimento! ES

VOTO: Nonostante tutto… Renoir è sempre Renoir.

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