Pornografia

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Ronconi. Un nome,un suono che, in un attimo smuove le sinapsi e scompiglia le idee. Chi non è stato sorpreso almeno una volta da una sua regia? Chi non ha seguito, come un bambino, il movimento di uno dei suoi trabiccoli, soldatini si muovono sulla scena?

Eccomi, come sempre, curiosa ed eccitata che accorro al richiamo. Comoda sulla mia poltroncina rossa di un palchetto centrale del I ordine aspetto che la scena prenda vita.  Inutile far finta di non aver sperato, almeno per un istante, nel ritorno di qualche sentore del precedente spettacolo, di qualche ombra di quell’ingranaggio perfetto concepito per l’intricata ed appassionante opera di Rafael Spregelburd. Certo la Paiato non c’è ma  ci sono  Paolo Pierobon e Riccardo Bini e la storia è pur sempre una storia interessante .Eccomi, insomma, ancora una volta, a cercare il mio sentore di madeleinette!

Ecco apparire, poco a poco, ciò che c’è dall’altro lato della serratura. Ahi Ahi! Il trascorrere lento e stratificato delle esistenze  e delle voglie  di due anziani voyeaur si disperde un po’ alla volta dietro al fragore  ipnotico della cascata di parole del testo di Witold Gombrowicz che affatica attori e pubblico facendo apparire lo spettacolo infinito. Neppure i marchingegni mobili riescono a risvegliare l’attenzione, neppure la perfidia dei due vecchi spioni riesce a riaccendere la curiosità, il gesto scompare e le parole si allungano perdendo il loro senso. Peccato!

E, nonostante tutto, non vedo l’ora di farmi raccontare una nuova storia… di riaccoccolarmi in quel palchetto. ES

VOTO: Adieu Madeleine!

Senza sgarabazzi e senza sbrodeghezzi.

Nello Mascia (Fabrizio), Lorenzo Bartoli (Ettore). Fotografia a cura di Tiziana Lorenzi.

Nello Mascia (Fabrizio), Lorenzo Bartoli (Ettore). Fotografia a cura di Tiziana Lorenzi.

Arte, intelligenza e buon gusto. Ecco il mix con cui Marco Lorenzi , Nello Mascia ed il giovane gruppo di attori: Barbara Mazzi, Maddalena Monti, Raffaele Musella, Fabio Bisogni (a mio parere il più deboluccio) e Lorenzo Bartoli hanno affrontato uno dei testi più romantici e carismatici di Goldoni.  Il più classico degl’ intrecci goldoniani ben rappresentato da una compagnia capace ed affiatata: due giovani donne, due giovani uomini, un vecchio zio ed il suo servitore arricchito da una scenografia essenziale ma non per questo meno interessante. Un grande lampadario in vetro, una porta sul fondale ed una pavimentazione sopraelevata e modulabile sono la perfetta cornice per un’illuminazione a regola d’arte, accurata e  ben eseguita. Monica Olivieri disegna infatti lo spazio con ingegno e creatività inserendo anche elementi giocosi ed inaspettati di grande semplicità e di grande effetto. Meravigliosi i cappelli da cuoco luminosi. Tanti i motivi per andare a teatro, ancora di più in quest’occasione.  Primo fra tutti il poter divenire voyeur,  osservare uno squarcio di  realtà (non molto dissimile dalla nostra) senza  esserne i protagonisti. Goldoni, infatti,  affrontando temi universali e costruendo personaggi complessi ed archetipici, racconta non solo la sua epoca ma ci permette di osservare con chiarezza la società a noi  contemporanea, le sue degenerazioni ed i suoi vizi. Altro motivo  importante e decisamente goldoniano è la voglia di svagarsi, di divenir leggeri, di guardare il mondo in modo arguto ed arioso. L’amore, infatti, nel Settecento come ai nostri tempi, incurante delle catastrofi naturali  e socio-politiche, nutrendosi ora delle virtù ora dei timori e delle rovine dell’animo umano, muove,  tormenta, sublima e distrae gl’innamorati di tutte le epoche dalle disgrazie della quotidianità. ES

VOTO: spettacolo da vedere, ben diretto, ben eseguito senza sgarabazzi e senza sbrodeghezzi.